Pigment print, 40×50 cm
2022
Frank Dituri, fotografo americano figlio di migranti italiani, nasce a New York City e vive tra l’Italia e New York.
La fotografia di Frank Dituri è come l’anima inquieta dell’uomo.
E’ un “corpus” che vaga nel mondo alla ricerca dell’origine di ogni cosa, che esplora le meraviglie della natura e gli anfratti dello spirito, i tesori della luce del sole e quelli nascosti in umili Chiese.
Un immaginario sospeso tra terra e cielo che origina un’atmosfera pulviscolare, vibrante pervasa dalla luce.
Gli alberi della foresta, i sentieri tra i boschi, i semplici fiori di campo, i germogli, i più modesti virgulti, la sobria nudità della terra che si distende fin sotto l’orizzonte spandendosi verso il cielo, l’affastellarsi d’immagini “en plein air” esprimono un’essenza eterna e infinita simboleggiando l’eterno rinnovamento, la perenne rigenerazione e resurrezione (Cfr. Mircea Eliade,immagini e simboli. Saggi sul simbolismo magico-religioso, 2015).
Con il suo sguardo, Dituri concretizza in forma simbolica uno spazio che permette il godimento di un’esperienza fuori dal corpo in grado di suscitare nelle persone sensazioni o stati d’animo in cui confluiscono le concezioni spirituali e filosofiche relative alla condizione umana, venendo incontro all’immaginazione dell’osservatore ed assottigliando quel “limen” che separa la nostra sottile striscia di terra da quel cielo di stelle in cui è possibile intravedere l’alba dell’uomo nuovo.
Testo di Luigi Meucci Carlevaro


