Gesso, 195x60cm
2024
Del medesimo inganno pare stupirsi l’Eva in cartapesta di Me lo ha detto il cielo del 2024 che viene creata con la mela quale tributo intrinseco alla sua stessa natura e che appare attonita e stupita di ritrovarsi con una personalità predefinita e preconfezionata fin dalla nascita.
L’opera conduce la riflessione sull’identità di un gruppo che ci caratterizza e ci segna prima ancora di venire al mondo.
Nel caso del femminile, la traccia profondissima di culture patriarcali millenarie determina molti fattori condizionanti dell’esistenza riconducibili alla mera apparenza al genere, oltre a quelli comuni a tutti gli individui (etnia, gruppo sociale, luogo, epoca, ecc..) costringendo a iniziare a vivere una storia già scritta dal contesto in cui capita di nascere.
Patrizia Benedetta Fratus, nata a Palosco nel 1960, dal 2005 espone regolarmente in gallerie e istituzioni italiane ed europee; da anni lavora a progetti di arte relazionale e ambientale collaborando anche con case di accoglienza e scuole.
Artista multimaterica, usa medium di scarto per avviare opere partecipate, coinvolgendo per la loro realizzazione coloro che, facendola, ne diventano parte viva.
Cerca nelle mappe dei linguaggi le radici dell’immaginario possibile oltre gli stereotipi.
Il suo lavoro intende l’arte come strumento di sperimentazione intellettuale ed empirica di consapevolezza, autosufficienza e autodeterminazione, strumenti necessari per l’emancipazione umana.
Testo di Barbara Pavan


