Teca in plexiglass, 40x40x20cm
1990
Giuseppina Marchetti, Tremosine (BS) 1950 – Brescia 2023
Nel lavoro di Giuseppina Marchetti agisce uno spazio luminoso, strutture triangolari che divengono contenitori trasparenti di luce, ”macchine” che irradiano atmosfere fluide, in cui il colore e l’oggetto è il tramite di un’energia capace di determinare le forme.
Costruisce delle sorte di scatole trasparenti, un modo di guardare il mondo attraverso l’installazione ambientale di un minimalismo assenziale, senza mai diventare una struttura fredda.
Il suo lavoro è un’estensione della sua vita, del suo desiderio di trasmettere emozioni. L’arte: un modo per tracciare una metafora delle vite possibili e per affrancarsi da stati emotivi d’ansia innescati dal vivere, dallo sperimentare e dall’essere mossi dalle difficoltà della vita, dai suoi disagi e dalle sofferenze, dalle sue ferite ma anche dai suoi doni.
La sua sofferenza autobiografica sensibilizza a quella collettiva e si fa arte.
Lavora a testa bassa, ripercorrendo le varietà umane e creando situazioni paradossali per simulare un tramonto o un’alba, una marina o un arcobaleno che possa rassenenare la vita.
Succede, che anche oggetti di uso comune come una mano senza vita di un manichino racconti un quotidiano umano condivisibile per giocarsi il mondo a “dadi.”
La sorte
GIUSEPPINA MARCHETTI
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